Giornalino parrocchiale - Anno 7 - n 12
Scritto da teresa   
Sunday 18 July 2021
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Ti supplichiamo, o Signore, di soccorrere i tuoi figli

che hai redento con il tuo Sangue prezioso.

padre_rija_-_1.jpgIn questo mese di luglio dedicato al preziosissimo Sangue di Gesù, contempliamo i misteri della nostra redenzione. La devozione al suo preziosissimo Sangue, infatti, non ci fa pensare solo al mistero della sua passione e morte ma anche a quello della sua incarnazione e della sua risurrezione. Quindi, al mistero d’amore del Padre nel Figlio per tutta l’umanità.  Celebrando quindi questo mistero d’amore siamo invitati a glorificare e rendere grazie a Dio Padre per l’opera della nostra redenzione che ha compiuto nel Figlio, suo Verbo eterno fatto carne, “il quale, pur essendo di natura divina, non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio; ma spogliò sé stesso, assumendo la condizione di servo e divenendo simile agli uomini; apparso in forma umana, umiliò sé stesso facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di croce. Per questo Dio l'ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di sopra di ogni altro nome; perché nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre” (Filippesi 2,6-11). Con queste parole l’apostolo Paolo afferma con forza che Gesù è il grande dono che il Padre ha fatto per noi, è Colui che, per obbedienza a Lui (Padre), ci ha rivelato il suo volto (del Padre) e che ha provato con il dono della sua vita il suo grande amore (del Padre) per Lui (il Figlio) e per noi. È lo Spirito santo che fa crescere in noi e nella chiesa e che fa diffondere mediante l’opera missionaria della chiesa e di ogni singolo battezzato nel mondo intero questo amore di Dio che salva dalla morte eterna ogni uomo che si lascia avvolgere dalla sua Grazia.

Accogliendo questa Vita divina comunicataci mediante l’effusione del Sangue di Gesù, cioè il dono della sua vita sulla croce, siamo chiamati a vivere con fedeltà la nostra adesione a Lui e a metterci anche al servizio dei fratelli spendendoci nel dono della vita.  

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«Le do un consiglio come se fossi sua madre »

- Ma lei ha la salute rovinata, è esaurito. Se va via di qui finirà ingolfato neimarchesa-di-barolo.1jpg.jpg debiti. Allora tornerà da me. Ma io fin d'ora le dico chiaro e netto che per i suoi ragazzi non le darò un soldo. Accetti un consiglio che le do come se fossi sua madre. Io continuerò ad assegnarle il suo stipendio, l'aumenterò se vuole. Lei prende questo denaro e se ne va. Dove vuole, in riposo assoluto. Per uno, tre, cinque anni se occorre. Quando sarà pienamente ristabilito tornerà qui al Rifugio, e io le darò il bentornato.

Se rifiuta questo consiglio, per il suo bene, sarò costretta a licenziarlo.

Ci pensi bene.

- Le ripeto che ci ho già pensato, signora Marchesa. La mia vita è consacrata al bene della gioventù. La ringrazio delle offerte generose che mi fa, ma non posso lasciare la strada che la divina Provvidenza mi ha tracciato.

- Concludendo, lei preferisce i suoi vagabondi alle mie opere. Se è così oggi stesso la farò sostituire.

Le feci notare che un licenziamento così improvviso avrebbe potuto far sospettare motivi disonorevoli per me e per lei. Era meglio agire con calma, conservare quella carità di cui dovremo un giorno rendere conto al tribunale di Dio.

- Va bene - concluse. - Fra tre mesi, se non avrà cambiato parere, le troverò un sostituto come direttore dell'Ospedaletto.

Accettai, abbandonandomi nelle mani di Dio.

La voce che don Bosco era diventato matto, intanto, si diffondeva sempre più. I miei amici soffrivano. Gli altri ridevano. Tutti stavano lontani da me. L'Arcivescovo non interveniva. Don Cafasso consigliava di aspettare. Don Borel taceva. Tutti i miei collaboratori mi lasciavano solo in mezzo a quattrocento ragazzi.

 

Non uno, ma due preti in manicomio

Alcune persone ragguardevoli decisero, in quei frangenti, di prendersi cura della mia salute. Una di esse propose:

Don Bosco ha delle fissazioni. Se non affronta una buona cura lo condurranno inevitabilmente alla pazzia. Conduciamolo al manicomio. Là, coi dovuti riguardi, i medici faranno ciò che la medicina prescrive.

Due preti furono incaricati di venirmi a prendere con una carrozza e di condurmi al manicomio. Arrivarono, mi salutarono con cortesia. Poi mi domandarono notizie sulla salute, sul

Oratorio, sulla grande casa e la chiesa che io prevedevo come futura sede della mia opera. Alla fine sospirarono profondamente, e mormorarono: - E’ proprio vero.

Mi indicarono la carrozza e mi invitarono a fare una passeggiata con loro. Dissero:

- Un po' d'aria ti farà bene. Avremo tempo di chiacchierare un po' insieme.

Mi accorsi subito dello « scherzo » che mi volevano fare, e senza far finta di niente li accompagnai alla carrozza. Insistetti perché entrassero essi per primi. Quando furono dentro, invece di seguirli, chiusi velocemente lo sportello, e dissi al cocchiere: - Al manicomio, presto! Questi due preti vi sono aspettati.

 

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ISTITUTO FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

CRONISTORIA

Don Bosco nelle soffitte e nelle corsie dei «Cottolengo»

Ne avrà forse intravisto una remota preparazione quando, nel 1841-42 e 43, don Cafasso lo faceva salire nelle soffitte di Torino «basse, strette, squallide e luride, dalle pareti annerite, che servivano di dormitorio e cucina e stanza da lavoro ad intere famiglie, ove vivevano e dormivano padre e madre e fratelli e sorelle con quello scapito di convenienze che si può immaginare». O quando il Cottolengo lo accompagnava nel 1842 a fare il giro di tutte le corsie e dei letti, per una visione e uno studio delle miserie materiali e morali, lenite in nome e per amore di Dio nella Casa della Divina Provvidenza. Là, come nelle soffitte, don Bosco era passato accanto alle abiezioni e ai bisogni dei giovani, con occhio e cuore di sacerdote e di apostolo. Nell’interessarsi, poi, delle famiglie dei suoi birichini, e nell’avvicinare le povere donne e le signore, per stretto dovere di ministero, o per versare nelle mani di quelle le elemosine ricevute da queste, o per informarle dei loro figliuoli, o per consolarle ed alleviarne le pene, egli avrà studiato praticamente l’anima femminile. Ne avrà compreso le debolezze, le aspirazioni, le energie; giacché per don Bosco aspettare l’ora di Dio non significava riposare inerte e passivo, ma vegliare attivamente con animo pronto e cuore aperto.                                                                                                                                                Don Bosco si occupa della gioventù femminile

1856 - Egli aspettava lavorando; e con quale attività! Nel 1856, insieme con seimila copie della Maniera facile per imparare la Storia Sacra e tremila della Vita di s.Pancrazio, seconda edizione, aveva fatto stampare da Paravia, nel mese di luglio, quattromila copie degli Avvisi alle Figlie cristiane. Anche ora dunque, che non é in alcun modo legato agli Istituti della marchesa Barolo, e la sua opera é tutta rivolta alla gioventù maschile, don Bosco pensa alla gioventù femminile, scrivendo per lei quelle norme che possono aiutamela formazione morale e religiosa, in base alla conoscenza acquisita. Ciò prova che non riguarda più tale apostolato come estraneo al solco del suo lavoro. La sua recisa risposta di ventotto anni prima alla padrona della cascina Moglia, «io non sono destinato a questo», doveva riferirsi solo a quel periodo di tempo; o co munque non uscirebbe più ora dalle sue labbra. Adesso anzi egli osserva con pena i pericoli delle giovanette, e si appresta al soccorso con i mezzi di cui dispone, in attesa che la divina Provvidenza gli indichi la via per un più largo e deciso apostolato.

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                         Pensieri dei ragazzini di  4^ -  5^  elementare                 

Il Vangelo che abbiamo commentato questa mattina in oratorio con Teresa e i miei amici dell’oratorio parlava della donna che era stata portata da Gesù perché era stata sorpresa mentre commetteva una cattiva azione. Gli uomini volevano lapidarla ma hanno voluto sentire il parere di Gesù che ascoltava mentre scriveva per terra. Poi Gesù disse: “Chi di voi è senza peccato, scagli la prima pietra”. Quegli uomini hanno buttato le pietre per terra e sono andati via. Questo Vangelo ci ha fatto capire che tutti commettiamo i peccati e Gesù ci invita a non farli più.  (Eliana Rita e Greta)

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Ultimo aggiornamento ( Sunday 18 July 2021 )