Giornalino parrocchiale - Anno 7 - n 11
Scritto da teresa   
Thursday 01 July 2021
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padre_rija_-_1.jpg«Il regno dei cieli è simile a un granello di senape” (Matteo 13,31-35)

La nostra estate parrocchiale, come ogni anno, è segnata dall’oratorio. Un’esperienza bella e di crescita per i nostri bambini e ragazzi. Un momento forte per tutta la nostra comunità parrocchiale. Ci stringiamo tutti attorno a questi nostri figli per accompagnarli in questo loro percorso di educazione cristiana e umana. L’oratorio infatti è un luogo dove si mette al centro Gesù, quindi di preghiera. E nello stesso tempo è anche un luogo di condivisione, di conoscenza di sé e reciproca, di fratellanza e di gioia.  Il tema intorno al quale si svolgeranno le attività è: “Hurrà! Giocheranno nelle nostre piazze”. Questo tema mette in risalto la gioia della vittoria, il gioco come attività principale e le piazze come luogo in cui si svolgeranno. Il nostro oratorio quindi, quest’anno, sarà la piazza in cui i nostri ragazzi incontreranno Gesù, si metteranno in gioco e impareranno ad essere semplici, a sapere divertirsi con le cose semplici, stare insieme, affrontare gli imprevisti e superarli, osservare le regole, a sapere rapportarsi e immedesimarsi con gli altri ecc. Accompagniamo quindi questa loro avventura con la nostra preghiera affinché il seme (la parola di Dio) che gli verrà gettato nel cuore possa crescere in loro e diventerà un albero grande su cui rami gli uccelli del cielo vengono a fare il nido.

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«Povero don Bosco, è proprio andato »

Un giorno, mentre erano presenti don Sebastiano Pacchiotti e altri preti, don Borel in camera mia disse:

- Qui, se non salviamo qualcosa, corriamo il rischio di perdere tutto. Sciogliamo l'Oratorio e teniamo con noi solo una ventina dei ragazzi più piccoli. Nessuno si preoccuperà se continuiamo a far catechismo a un gruppetto di bambini. E intanto Dio ci indicherà la strada più opportuna per andare avanti. - Non sciogliamo niente - risposi. - Abbiamo già una sede: un cortile ampio e spazioso, una casa pronta per molti ragazzi, con chiesa e porticati. E ci sono preti e chierici pronti a lavorare per noi.

- Ma dove sono queste cose? - mi interruppe don Borel. - Non lo so. Ma so che esistono e sono a nostra disposizione. Allora don Borel scoppiò a piangere. Esclamò:

- Povero don Bosco, è proprio andato.

Mi prese per mano, mi baciò, e se ne andò con don Picchiotti e gli altri. Rimasi solo nella mia stanza.

Dopo il marchese, la marchesa

« Non posso permettere che lei si ammazzi »

Le tante voci che correvano su don Bosco cominciarono a turbare la marchesa Barolo. Il fatto che più la inquietava era che il Municipio di Torino disapprovava i miei progetti.

Un giorno, entrata nella mia camera, cominciò a parlarmi cosi:

- Sono molto contenta di ciò che sta facendo per le mie opere. La ringrazio di essersi molto impegnata per insegnare alle ragazze la musica, i canti sacri, il canto gregoriano, l'aritmetica e persino il sistema metrico decimale.

- Non deve ringraziarmi. I preti devono lavorare perché è un loro preciso dovere. Penserà Dio a pagare tutto. Non parliamone più.

- Devo dirle anche altro. Sono addolorata perché l'enormità del suo lavoro sta rovinando la sua salute. Non è possibile che lei diriga le mie opere e contemporaneamente si dedichi ai ragazzi abbandonati. Ora poi il numero di questi ragazzi è cresciuto in maniera spropositata. Io le propongo di fare soltanto ciò che è suo stretto dovere: dirigere  l’ospedaletto!

 

La smetta di andare nelle carceri, al Cottolengo. E soprattutto, per un po' di tempo non pensi più ai ragazzi. Cosa mi risponde? marchesa-di-barolo.1jpg.jpg

- Signora Marchesa, finora Dio mi ha aiutato, e credo che continuerà a farlo. Non si preoccupi per le tante cose che ci sono da fare. Tra me, don Pacchiotti e don Borel faremo tutto.

- Ma io non posso permettere che lei si ammazzi. Che lo voglia o non lo voglia, i troppi impegni recano danno alla sua salute e alle mie opere. E poi è ora che prenda coscienza delle voci che corrono sulla sua salute mentale, dell'opposizione delle autorità nei riguardi del suo Oratorio. Tutti elementi che mi costringono a farle una proposta precisa.

d-bosco-fra-ragazzi-mondo-300x283.jpg- Quale, signora Marchesa?

- Lei deve scegliere: o l'Oratorio o il Rifugio. Ci pensi con calma poi mi risponderà.

- La mia risposta è pronta da molto tempo. Lei ha denaro, e può trovare molti preti da mettere al mio posto. I miei ragazzi, invece, non hanno nessuno. Se li abbandono, per loro è finita. Accetto quindi il suo licenziamento, anche se vorrei continuare a fare ciò che posso per il Rifugio. Mi dedicherò a tempo pieno ai ragazzi abbandonati.

- Ma senza stipendio come farà a vivere?

- Dio mi ha sempre aiutato e mi aiuterà ancora.

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ISTITUTO FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

CRONISTORIA

«Hinc inde gloria mea»

1846 - Il virgulto venne, più presto di quanto non si sarebbe detto. Don Bosco si trovava in angustie, in cerca di un locale dove trattenere i suoi ragazzi: essendosi rifiutato di abbandonarli, per darsi tutto e solo alle opere della marchesa Barolo, questa lo costringeva a lasciare il Rifugio. Proprio allora egli fece un altro sogno.

«Gli sembrava di essere nella via Cottolengo. A destra aveva casa Pinardi in mezzo all’orto e ai prati; a sinistra casa Moretta quasi di fronte alla prima, coi cortili e campi attigui, che dovevano più tardi essere occupati dalle Figlie di Maria Ausiliatrice. Due colonne si innalzavano sulla porta del futuro oratorio, sulle quali don Bosco lesse questa ripetuta iscrizione: " Hinc inde gloria mea" - "Di qua e di là la mia gloria".

«Era evidentemente il primo accenno alla Congregazione sorella a quelladisegno-cappella-pinardi.jpg dei Salesiani. E se da una parte egli vedeva questi ultimi, dall’altra non avrà, forse, visto le suore? Egli, tuttavia, nulla ne disse allora, essendo molto riservato nel dare tali spiegazioni».

Taceva dunque sapendo, per esperienza propria, che anche della nuova opera intravista nel sogno Dio gli avrebbe indicato a suo tempo l’ora, e posto sui suoi passi gli strumenti necessari all’impresa. Ma certo vi avrà pensato, perché se Dio gli accennava la sua volontà, sia pure per un futuro ancora ignoto, egli doveva disporsi non solo a riceverla nell’ora segnata, ma anche ad eseguirla il meglio possibile.

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Pensieri tratti dall’omelia di p. Rija  - 12 giugno 2021           

   a cura di Laura Intaglietta

Durante l'omelia, padre Rija ha invitato tutti a gioire, ringraziare e lodare il Signore, perché, oltre a celebrare il giorno del Signore, si è celebrato anche il Sacramento della Confermazione di due ragazzi della nostra comunità. Il sacerdote ha spiegato che nel Sacramento del Battesimo sono i genitori a trasmettere la loro fede al bambino, ora sono loro stessi a confermare questa scelta dei genitori e nello stesso tempo è lo Spirito Santo che si conferma in loro, ecco perché viene chiamato: Sacramento della omelia_di_padre_rija.jpg  Confermazione. Inoltre aggiunge che con questo Sacramento si diventa pienamente Cristiani, cioè di Cristo. Padre Rija, ha evidenziato che Gesù vuole che tutti facciamo parte del Suo Regno di Amore, di Carità e di Pace. Regno in cui Dio solo governa. Molto interessante e coinvolgente la spiegazione delle Parabole, dove si parlava del terreno, del seme e del seminatore, confermando che il terreno è il nostro cuore, il seme è la Parola di Dio, il Seminatore è lo Spirito Santo, aggiungendo, che, noi siamo invitati ad accogliere e rendere il nostro cuore un terreno fertile, capace di accoglienza e di far crescere il seme, esortandoci a non perdere mai di vista il nostro punto di riferimento che è Gesù. Padre Rija ha concluso, invitando noi tutti a continuare a pregare per i nostri ragazzi, affinché lo Spirito Santo sia la Luce che  illumini sempre i loro passi e dia loro la capacità di far fruttificare i doni ricevuti.gruppo_cresima_2021.jpg

La domenica 13  il parroco ha ripreso l’argomento della parabola del seme ed aggiunge che questo seme serve a riaccendere la speranza in ogni comunità che vuole far crescere il Regno di Dio, ci invita ad avere fiducia in Dio,  nella sua parola e nelle sue promesse, perché Dio è fedele.

La Chiesa ha ricevuto il compito di gettare il seme e la comunità parrocchiale è chiamata a testimoniare la bellezza di questa Parola e si impegna a diffondere il Regno di Dio.

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Giovedì 17 giugno, il nostro Vescovo Ciro Fanelli ha dato inizio nella nostra parrocchia alla 2^ tappa assembleare per il Convegno Pastorale Diocesano 2021-2022. Uniti a lui, i presbiteri e i convocati del popolo santo di Dio, accompagnati dalla grazia dello Spirito Santo, dalla Parola e dalla Preghiera. L’attenzione si focalizzerà in questo itinerario diocesano sulla molteplicità dei carismi delle vocazioni e dei ministeri legati al Sacramento del Battesimo nella logica evangelica (ascoltare  -  abbracciare  -  servire). Il Vescovo ha più volte immerso nei nostri cuori questo slogan bellissimo di Papa Francesco “Non lasciatevi rubare la comunità”. La comunità, ha detto, è un grande dono di Dio dell’essere Chiesa (come ci dice anche San Paolo in 1 Cor 12,30). I dono dello Spirito distribuiti a tutti. L’invito quindi ad essere Chiesa come Icona della Trinità; Chiesa Missionaria; Chiesa come Sinodalità; Chiesa che sa camminare insieme nella fatica e nel fastidio; Chiesa che partecipa ai beni che Dio ha dato: Parola  -  Sacramento  -  Carità. In conclusione, il Vescovo ci ha esortati ad amare la Chiesa perché chi non ama la sua , non crede nella Chiesa.

Ultimo appello:

“Non lasciatevi rubare la Comunità”

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Il nostro parroco, che ci ha seguiti in questi giorni di camposcuola in giovanni_battista_indica_ges.jpgpreparazione all’Oratorio estivo e che prenderà il volo il 28 giugno, oggi ha voluto parlarci di San Giovanni Battista, prima di commentare la parola riportata nel giorno della formazione.

San Giovanni Battista era il figlio di Elisabetta e Zaccaria.

Elisabetta era la cugina di Maria, era anziana ed era sterile. Zaccaria era il marito di Elisabetta, anche lui era avanzato d’età ed era un funzionario del tempio. Essi non potevano avere figli, finché un giorno l’arcangelo Gabriele fece visita a Zaccaria e gli disse che sua moglie Elisabetta aspettava un figlio che avrebbero dovuto chiamare Giovanni.

L’uomo non credette, perciò rimase muto per 9 mesi, fino alla nascita del bambino. Giovanni è considerato il predecessore di Gesù.

È chiamato “Battista” perché è colui che battezza per far convertire i peccatori (battesimo di conversione). Giovanni è conosciuto come la “VOCE”.

 

Possiamo identificare 4 voci:

- VOCE CHE GRIDA ( egli urlò nel deserto “preparando le vie del Signore”);

- VOCE CHE INDICA (perché ha indicato Gesù dicendo: “questo è l’agnello di Dio, colui che toglie i peccati del mondo”);

- VOCE CHE DENUNCIA (ha denunciato il Re Erode che si era sposato con la moglie del fratello, Erodiade. Per questo  Giovanni è stato decapitato);

- VOCE CHE È DISPOSTA A SVANIRE (ha lasciato che Gesù prendesse il suo posto. Infatti mandò tutti i suoi discepoli dal Messia).                                             

Rebecca Victoria Gammone

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Gesù ci invita a giocare, chiamandoci per nome, il più bel gioco della vita, fatta di incontri. Prima di dire un no e di rifiutare un invito, pensiamo che stiamo perdendo un’occasione per incontrare l’altro e fare del bene.

Spesso abbiamo l’abitudine di giudicare gli altri dall’apparenza, dovremmo invece sforzarci di conoscerli veramente per quello che sono. Ognuno di noi è un essere unico e irripetibile e dovremmo essere in grado di cogliere questa UNICITA’ e guardare al prossimo con occhi sinceri perché l’altro può arricchirci con i suoi valori.

Abbiamo letto il Vangelo di Luca che parla della parabola del Buon Samaritano. Egli è stato l’unico ad aiutare l’uomo ferito e derubato, quasi morente. Come il buon samaritano si è immedesimato, anche noi dobbiamo essere pronti a capire le difficoltà e le insicurezze dei bambini e aiutarli, facendoli sentire al sicuro e facendo capire loro che possono fidarsi di noi e che ci siamo sempre.

Gli imprevisti sono un elemento costante nei giochi e nella vita ed è per questo che nella vita ci viene in aiuto qualcuno con il racconto di quando gli apostoli e Gesù rimasero in mezzo al mare in tempesta su una barca.

La domanda che ci viene posta è se nella nostra vita quotidiana c‘è spazio per Gesù; quindi noi dobbiamo impegnarci e fidarci di Dio.                                            

Ogni persona incontrata custodisce una storia e vorrebbe solo essere ascoltata, come Gesù con la donna cananea.

Le esperienze che pongono al centro Gesù permettono di coltivare uno stile condiviso, che ha l’amore verso l’altro come elemento centrale.

Come abbiamo appreso nel Vangelo di Luca, non è rilevante vincere, ma è importante cosa abbiamo appreso nel corso della sfida. Bisogna sia saper vincere, sia saper accettare la “sconfitta”. La vita è una grande partita composta da “set”: non li vinceremo tutti, l’importante è rialzarsi dopo ogni sconfitta, migliorandoci sempre di più per poter vincere la partita.

Gesù dà un obiettivo ai suoi discepoli. Nel vangelo di Matteo si parla di quando Gesù dà il compito ai suoi discepoli di ammaestrare  le nazioni battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e di insegnare loro ad osservare i comandamenti.

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Nella vita di tutti i giorni, nella vita di noi tutti, ogni passo, ogni nostro piccolo movimento ci porta a vivere delle esperienze, le nostre esperienze. Belle o brutte, qualsiasi esse siano. Ogni esperienza porta dentro noi un significato, che è diverso dentro ognuno di noi, assume una forma diversa, un significato a se stante, alternativo. Non sempre le esperienze si possono chiamare con un nome, ma non questa. La nostra esperienza ce l’ha un nome, e si chiama “oratorio”. Una parola che racchiude tanto, talmente tanto che ancora oggi, dopo 3 anni, non posso affermare di conoscere bene questa parola che ormai “mi” e “ci” appartiene. Noi tutti, noi animatori abbiamo la fortuna di condividere un’esperienza, abbiamo la fortuna di poter unire le forze per comprendere la parola “oratorio”, perchè noi non siamo degli individui sparsi qua e là, noi siamo il cuore pulsante dell’oratorio.  Noi animatori condividiamo tutti allo stesso modo quello che in questo campo-scuola abbiamo imparato.  Ogni  giorno abbiamo pregato insieme, abbiamo letto e meditato con padre Rija una pagina del Vangelo che richiamava la nostra attenzione sul tema intorno al quale si svolgerà la nostra attività oratoriana “IL GIOCO”.

Nelle relazioni svolte in gruppo abbiamo potuto esprimere il nostro pensiero; insieme abbiamo provato canti , balli e giochi che eseguiremo con i bambini.  Grazie a tutto questo, cercheremo di fare il nostro meglio per meritare di poter essere chiamati “animatori” e grazie a tutto questo accoglieremo i bambini all’interno dei nostri cuori, cercheremo di donare loro il sorriso e la gioia di stare insieme!

Giocheremo, scherzeremo, faremo tante attività con loro, rideremo insieme e  metteremo a loro disposizione tutto ciò che abbiamo dentro perchè è quello che abbiamo imparato a fare. Hip Hip HURRA per il gruppo animatori!!!

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Ultimo aggiornamento ( Thursday 01 July 2021 )