Giornalino parrocchiale - Anno 7 - n 10
Scritto da teresa   
Sunday 27 June 2021
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 Se rimanete in me e Io in voi porterete molto frutto - a cura di P. Rija

padre_rija_-_1.jpgLa festa del Sacro Cuore di Gesù che abbiamo celebrato ci ha fatto contemplare il grande amore infinito di Dio. Con il suo cuore che batte incessantemente per noi, infatti, ci ha dimostrato realmente e concretamente che gli stiamo a cuore e che è sempre disposto a donare la sua vita per la nostra salvezza. Un amore come il fuoco che arde infinitamente per consolarci e per purificarci dall’amore proprio e dalla superbia. Se ci lasciamo avvolgere dal calore del suo amore misericordioso non soltanto saremo guariti dalla superbia, dalla vana gloria, dall’egoismo e dal desiderio di possedere, ma anche cresciamo in umiltà e mitezza. Animati dall’amore di Gesù, infatti, saremo anche noi capaci di donare la nostra vita a Dio e al prossimo. Perciò è importante per noi appoggiarci sul suo petto, come faceva l’apostolo Giovanni, per ascoltare il battito del suo cuore che ci fa sentire amati fortemente da Lui e che ci spinge a fare esperienza della sua misericordia. Cerchiamo di essere sempre attaccati e uniti a Lui per sentire il battito del suo cuore che ci ama infinitamente di un amore gratuito e incondizionato. Diceva infatti : «Chi rimane in me e Io  in lui porta molto frutto ».

Porta molto frutto perché sarà nutrito, custodito e curato da Lui. Egli è la vite da cui ogni tralcio riceve vita. Il suo amore è fonte di Vita, il suo cuore è sorgente di Grazia.

Grazia che continuamente ci comunica nei sacramenti. Accostiamoci quindi spesso ai sacramenti per ricevere la vita divina che ci ha comunicato dalla croce e che ci rende capaci di farci dono” per Dio e per il prossimo.

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Testa a testa con Cavour

«Se questo prete fosse generale d'armata» cavour101.jpg

Quelle passeggiate accendevano nei giovani un entusiasmo enorme. L'Oratorio, quella mescolanza di preghiera, giochi, passeggiate, era ormai la loro vita. Ogni ragazzo era talmente mio amico che non solo obbediva a ogni mio cenno, ma era ansioso di fare qualcosa per me. Un giorno un carabiniere mi vide richiamare al silenzio quattrocento ragazzi con un solo gesto della mano, e disse:

- Se questo prete fosse generale d'armata, potrebbe battere il più potente esercito del mondo. Devo riconoscere che l'affetto e l'obbedienza dei miei ragazzi toccava vertici incredibili. Ma questo rafforzò la voce che don Bosco, coi suoi giovani, poteva da un momento all'altro dare inizio a una rivoluzione.

Il Marchese capo della polizia perde la pazienza

Era un voce ridicola, eppure trovò credito presso le autorità. In modo particolare destò i sospetti del marchese Michele di Cavour, padre dei celebri Camillo e Gustavo, Vicario della città e quindi capo della polizia. Mi convocò nel Palazzo Municipale, mi fece una breve relazione sulle voci che circolavano sul mio conto, e concluse:

- Lei è un bravo prete. Accetti il mio consiglio: rimandi a casa loro quei mascalzoni. Possono dare soltanto dei dispiaceri a lei e alle autorità pubbliche. Ho le prove che le riunioni di questi giovani sono pericolose, e perciò non posso permetterle. - Signor Marchese - risposi, - io tento soltanto di migliorare la vita di questi poveri figli del popolo. Non cerco aiuti finanziari. Cerco solo un luogo dove radunarli. Con la mia attività rendo minore il numero di quelli che finiscono in prigione. - Si sbaglia, reverendo. Le sue fatiche sono inutili. Io non posso darvi una sede perché, lo ripeto, le vostre riunioni sono pericolose. E senza il mio aiuto non troverete più i mezzi per pagare fitti e spese. Vi ripeto: non posso più permettere le riunioni di

 

questi vagabondi.

- Lei dice che le mie fatiche sono vane. Ma i risultati che ho ottenuto dicono il contrario. Molti giovani erano completamente abbandonati. Li ho raccolti, li ho tirati fuori da strade cattive, li ho avviati a una professione onesta. Non sono più finiti in carcere, come era già loro capitato. Quanto ai mezzi finanziari, non mi sono mai mancati: sono nelle mani di Dio, che a volte si serve di strumenti di scarso valore per realizzare i suoi disegni più grandi.

- Abbia pazienza e mi obbedisca. Io non posso più dare il mio permesso alle vostre riunioni.

- Lei non lo nega a me, Marchese, ma a questi giovani abbandonati. Così facendo, lei li spinge su una strada pericolosa. - Stia zitto. Non l'ho chiamata qui per discutere. Lei crea disordini che io devo e voglio stroncare. Non sa che è vietata ogni riunione pubblica se non è munita di regolare permesso? - Ma le mie riunioni non hanno scopo politico. Io insegno catechismo a dei poveri ragazzi, e lo faccio con il permesso dell'Arcivescovo.

- L'Arcivescovo è a conoscenza della sua attività?

- Certamente. Non ho mai fatto un passo senza il suo permesso.- Signor Marchese, non vorrà mica proibirmi di far catechismo con il permesso dell'Arcivescovo?

- Se l'Arcivescovo le ordinerà di troncare questo ridicolo Oratorio obbedirà?

- Ho cominciato e sono andato avanti incoraggiato dal mio Superiore Ecclesiastico. Qualunque ordine vorrà darmi, mi troverà pronto.

- Allora vada. Parlerò io con l'Arcivescovo. Ma se non obbedirà nemmeno a lui, mi costringerà a usare mezzi più severi. Se lo ricordi.

A questo punto credevo di essere lasciato in pace almeno per qualche tempo. Invece, appena tornato a casa, trovai una lettera dei fratelli Filippi che mi licenziavano in tronco. Rimasi avvilito.

« I suoi ragazzi stanno facendo del nostro prato un deserto - scrivevano. - Anche le radici dell'erba sono consumate dal calpestio continuo. Le condoniamo volentieri il fitto scaduto, ma entro quindici giorni deve lasciar libero il prato. Non possiamo concedere dilazioni».

Molti amici, venuti a conoscenza di tutte queste difficoltà, mi consigliavano di sciogliere l'Oratorio.. « I tuoi sono sforzi inutili », dicevano. Altri, vedendomi preoccupato e sempre in mezzo ai ragazzi, cominciarono a insinuare che ero diventato matto.

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ISTITUTO FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

CRONISTORIA

Don Bosco sogna di lavorare da sarto

Mentre frequentava il primo corso di filosofia, don Bosco aveva avuto un sogno. Lo narrò egli stesso, più tardi, a don Turchi e a don Domenico Ruffino: «Mi vidi già prete, con rocchetto e stola: e, così vestito, lavoravo in una bottega da sarto; ma non cucivo cose nuove, bensì rappezzavo robe logore e mettevo insieme un gran numero di pezzi di panno. Subito non potei intendere che cosa ciò significasse. Di questo feci motto allora con qualcheduno; ma non ne parlai chiaramente finché non fui prete, e solo col mio consigliere don Cafasso».don_bosco_sarto.jpg

Avrà don Bosco ripensato al suo sogno, quando fu al Rifugio? Si sarà domandato se, tra gli abiti sdruciti, erano compresi anche quelli dei quali s’occupava per ordine di don Cafasso, dovendo appunto lavorare intorno a giovinette cadute? Poveri fiori che, nati forse tra lo squallore della miseria e il fango del vizio, la società non aveva saputo o voluto salvare. Non doveva aiutare anche le religiose a vivere serene in mezzo a tante miserie materiali e morali, a chinarsi verso la terra per insegnare a portar la croce mirando al cielo?

E non avrà concluso che, se i suoi sogni parlavano sempre di ragazzi, la divina Provvidenza lo poneva, però, anche a contatto di fanciulle e di religiose?

Il seme si schiudeva già nella terra e si preparava, nel silenzio, a gettare al sole il primo virgulto a cui la divina linfa avrebbe dato rigoglio di vita.

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Pensieri tratti dall’omelia del Vescovo  Ciro Fanelli

nella Festa della SS. Trinità

Chiediamo al Signore che la SS. Trinità sia non solo in Venosa, ma soprattutto nei nostri cuori, nel cuore di ogni uomo, di ogni donna, nel cuore del mondo. La Trinità c’è, siamo noi che non ci accorgiamo di questa presenza, perché distratti da tante cose alcune importanti ma tante altre inutili.

Parliamo del mistero della ss. Trinità: questa espressione in parte è giusta e in parte non è pienamente aderente alla realtà, perché questa parola nella mente di uomini e donne del terzo millennio, significa qualcosa che non si comprende, qualcosa di misterioso, che nessuno sa bene che cos’è. Ma non è questo il senso che vuole dare la chiesa perché soprattutto san Paolo riguardo al mistero  si esprime così “è la realtà di Dio che è stata rivelata agli uomini”. Quindi dobbiamo dire mistero rivelato, mistero che ci è dato conoscere.

“Conoscere” “comprendere”: anche queste parole vanno risignificate. Quando noiomelia_del_vescovo.jpg diciamo conoscere, pensiamo immediatamente ad una esperienza dell’intelligenza, della ragione e trascuriamo completamente il cuore, la vita. Invece la Sacra Scrittura quando si parla di conoscere, parla di un’esperienza. Conoscere la SS. Trinità significa fare esperienza, comprendere, cioè noi prendiamo questa cosa e la possediamo, ma anche questo verbo non ci aiuta a comprendere pienamente il senso dell’esperienza della ss. Trinità, perché il mistero rivelato ci abita, vive dentro di noi. Infatti un padre della chiesa insegnava ai suoi discepoli sposati che quando la sera salutavano i loro figli battezzati si inchinavano davanti a loro perché lì abitava la ss. Trinità. Quindi per parlare della ss. Trinità non dobbiamo andare alla ricerca di chissà quale spiegazione, noi dobbiamo volgere il nostro sguardo innanzitutto alla parola di Dio e oggi la liturgia ci ha scelto tre pagine meravigliose per parlarci del mistero rivelato della ss. Trinità. La prima lettura dice che il popolo di Israele ha fatto esperienza di Dio. E’ la vita il luogo teologico in cui Dio si rivela e con ogni popolo Dio ha intessuto una storia d’amore, una storia di misericordia, una storia di liberazione. Nella seconda lettura Paolo ci fa comprendere come l’incontro con Dio è un’esperienza del cuore. Dice: “avete ricevuto lo spirito da figli” che ci toglie la paura di non essere amati, la paura di non essere all’altezza della missione che Dio ci affida, la paura di  essere soli nella vita. L’esperienza che ci porta a vivere questa dimensione di figliolanza che nasce dal battesimo, si irrobustisce con la grazia battesimale , si rafforza nella chiesa. La breve pagina del  Vangelo di oggi è come una perla preziosissima nella quale noi troviamo sintetizzato tutto il mistero della salvezza:  perché  Gesù prima di salire al cielo affida alla comunità cristiana, alla chiesa ai discepoli questo compito meraviglioso: battezzate,  insegnate, fate diventare discepoli e ci lascia già la formula “Battezzate nel nome del Padre, del Figlio e della Spirito Santo” . Battezzarsi = tuffarsi cioè fare esperienza di questo Dio. Quando noi parliamo della Trinità, parliamo del Padre, del Figlio ma questi termini  non si trovano presenti già nella famiglia? Ecco che ancora una volta la Scrittura ci fa comprendere che parlare di Trinità significa parlare di Famiglia. Il nostro Dio è nel suo intimo Famiglia. Famiglia significa generare vita, appartenenza, identità,  tante cose importanti e positive, sorgente del mistero divino.

Questa famiglia è comunione. Trinità è amore, è relazione.      

La Pandemia ci ha privato proprio delle relazioni e forse non le capivamo perché era scontato abbracciarsi darsi la mano, mentre ora è un reato. Oggi questo distanziamento fisico ci fa apprezzare la gioia delle relazioni, ma Dio è relazione perciò è Trinità. Altra dimensione  importante è quella del dono. Il darsi ì, il donarsi dà senso alle relazioni. “Il Padre ha tanto amato il mondo da donare a noi suo Figlio”; il Figlio dice “Questo è il mio corpo dato, offerto per voi”, il Figlio che si dona a noi; infine Gesù dice “quando salirò al cielo vi donerò lo Spirito santo”. Queste caratteristiche della Trinità devono essere gli atteggiamenti dei figli di Dio rinati dal fonte battesimale e sono i quattro compiti che ci affida la ss. Trinità: essere costruttori di famiglia ovunque perché non ci si salva da soli, nessuno può pretendere di arrivare in paradiso da solo, i solitari che hanno il cuore blindato non possono entrare in paradiso. La chiave per entrare in paradiso è “per gli altri - con gli altri -insieme agli altri”. Non esiste l’uomo senza famiglia, ma creare famiglia significa creare unione allontanando divisioni, discordie a tutti i livelli e quindi curare le relazioni e la Pandemia è stata Maestra in questo, ci ha fatto capire che non possiamo vivere senza le relazioni e le statistiche ne rivelano l’importanza. Noi abbiamo un compito meraviglioso: custodire le relazioni con gli altri, con Dio, con se stessi. Queste sono le tre fondamentali relazioni ma ne aggiungo una quarta: custodire l’ambiente. Conclusione: Dio è Trinità, ha creato l’uomo  su immagine e somiglianza. Lui è famiglia, Lui è comunione, Lui è relazione, noi non possiamo fare diversamente per raggiungere la felicità e possiamo dire con Francesco d’Assisi c’è tanta gioia nel dare che nel ricevere. Auguro a tutti  che questo mistero della Trinità abiti nella nostra mente, nei nostri cuori e sia la luce che illumini il nostro cammino.

 

 coro_nel_giorno_della_trinit.jpgUn grazie particolare alla Schola Cantorum che ha reso la celebrazione più coinvolgente e ha dato allo spirito la possibilità di elevarsi  e contemplare il mistero

                                                                                 

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Oggi due dei nostri bambini hanno finalmente ricevuto  la loro Prima Comunione, rinviata a causa del Coronavirus. Nei loro occhi , come sempre capita in queste occasioni, si leggeva ansia e forte emozione. La celebrazione è stata molto più sentita anche perché in stretta relazione con la solennità del Corpo e Sangue di Gesù.                                                                                                                                Comunque il parroco nella sua omelia ha voluto far intervenire i ragazzini per dare maggior rilievo alla festività del giorno e alla loro festa. Ha posto loro una domanda “Cosa è per te l’Eucarestia?” alla quale dovevano dare risposta con una sola parola, la prima che veniva loro in mente. Le parole dette sono:

“CENA”  -  l’Eucarestia è cena. Infatti proprio nell’Ultima Cena che Gesù ha fatto con i suoi amici, ha istituito il sacramento dell’Eucarestia pronunciando le parole “PRENDETE E MANGIATE, QUESTO E’ IL MIO CORPO” “PRENDETE E BEVETE QUESTO E’ IL MIO SANGUE PER LA REMISSIONE DEI PECCATI”.

TRANSUSTANZIAZIONE”  -  durante la messa e , precisamente al momento della Consacrazione, avviene questa cosa e cioè che il pane e il vino che noi portiamo all’altare all’offertorio, ora diventano il Corpo e il Sangue di Gesù. In questo solo momento della messa noi ci inginocchiamo per contemplare e adorare il Grande Mistero della Transustanziazione “il pane e il vino , pur mantenendo l’apparenza di ciò che noi vediamo, cambiano la loro sostanza, quando il sacerdote pronuncia le parole di Gesù. Il momento della Consacrazione è il cuore della celebrazione, senza di esso non c’è messa.                                                                                                                                “MEMORIALE”  -  alla fine della Consacrazione, il sacerdote dice ancora queste parole detta da Gesù “FATE QUESTO IN MEMORIA DI ME”. Facciamo memoria di una cosa avvenuta durante il Giovedì Santo. Ogni volta che celebriamo l’Eucarestia e che riceviamo l’Eucarestia, facciamo memoria, ma non è una semplice memoria perché nello stesso tempo che noi facciamo memoria, stiamo attualizzando, realizzando il mistero: in quel preciso momento realmente Gesù è presente sull’altare e si dona a noi come cibo e bevanda. Quindi MEMORIA, ma AVVENIMENTO ATTUALE.

 

 “SACRIFICIO”  -  abbiamo ascoltato nella prima lettura che Mosè compie un rito per offrire un sacrificio. Si ammazzano gli agnelli e il loro sangue viene asperso sull’altare e sul popolo. Questo è SACRIFICIO ANTICO come segno dell’Alleanza Dio fa con il suo popolo. Dio dona la la sua Parola e il popolo aderisce. Gesù, invece si dona per un SACRIFICIO NUOVO e una NUOVA ALLEANZA. E’ Lui stesso che si fa altare e Agnello, non si asperge più il popolo con il sangue, ma Gesù dona il suo sangue per la remissione dei peccati, quindi è un sangue che purifica, quindi è un sacrificio che ci dona anche misericordia. Gesù istituisce l’Eucarestia facendo della sua morte un sacrificio per la remissione dei peccati. Anche noi aderendo a questo sacrificio, vogliamo fare della jostra vita un dono perché Dio non gradisce olocausti, ma misericordia e giustizia. Noi ci offriamo a Dio , diamo la nostra adesione perché Lui dona la vita e noi riceviamo questo dono e in cambio noi possiamo fare della nostra vita un dono d’amore verso Dio e verso il prossimo.

 
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Preghiamo perché cresca in noi l’Amore per l’Eucarestia e il desiderio di offerta della nostra vita. La comunità parrocchiale ha pregato e continuerà a pregare perché questi  ragazzini possano sentire sempre più forte ed insistente il desiderio di essere amici sinceri e veraci di Gesù e provare la gioia di essere discepoli prediletti e amati. Auguri carissimi ad Antonia e Vittorio.

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Pensieri tratti dall’omelia di Don Danilo

nella festa del “CORPUS DOMINI”

Il Vangelo di oggi è lo stesso che leggiamo il Giovedì santo, giorno in cui il Signore Gesù annuncia che offre il suo corpo e il suo sangue. Però nel Vangelo leggiamo che sono i discepoli a chiedere a Gesù dove vuole che si prepari la Pasqua da celebrare con loro. Già da questo si capisce che la Pasqua è un cammino di preparazione e Pasqua è tutte le volte che noi partecipiamo al banchetto dell’Eucarestia.                                                                                                                             C’è un particolare da mettere in evidenza: Gesù dice ai discepoli che troveranno un uomo con una brocca d’acqua. Chi è quell’uomo? E cosa significa la brocca d’acqua? L’uomo è un viandante, ma la brocca d’acqua è segno di vita, segno del battesimo per indicare che prima di poter celebrare la Pasqua c’è bisogno di entrare a far parte di una comunità. Altro particolare da tener presente è che le “cose di Dio” sono per noi sempre di un livello superiore e non è un caso che la “Cena” si prepara al piano superiore. Qui Gesù dà a coloro che lo hanno seguito il Corpo e il Sangue, dona il servizio, la sala è pronta, ma cosa serve ancora per celebrare la Pasqua? Il banchetto è sempre pronto perché Gesù una volta per tutte ha immolato la sua vita, quindi siamo noi che dobbiamo prepararci per partecipare degnamente al banchetto eucaristico. Su tutti gli altari del mondo si celebra l’Eucarestia, senza la quale non può esserci Comunione, non c’è vita, viene a mancare l’elemento necessario per alimentare il nostro cammino. Eucarestia e Parola di Dio sono le ARMI per combattere anche le distrazione che il mondo ci offre di continuo.

celebrazione_della_sera_corpus_domini.jpgNon dimentichiamo mai che il Pane e il Vino che sull’altare diventano il Corpo e il Sangue di Cristo sono il nostro cibo e bevanda che accrescono il noi il desiderio della vita eterna.

Lo ha detto Gesù “CHI MANGIA LA MIA CARNE E BEVE IL  MIO SANGUE HA LA VITA  ETERNA”.

Non temiamo di offrire la nostra umanità, i nostri limiti, la nostra esperienza fatta di tante cose a volte insignificanti, perché il Signore vede il cuore. Noi sentiamo parlare spesso delle missioni in terre lontane. Ebbene in quelle terre la gente ha piùadorazione_dellostia.jpgconsapevolezza del grande Mistero perché loro non hanno come noi la possibilità di ricevere l’Eucarestia tutti i giorni, a volte passano mesi prima di avere un sacerdote tra loro, mentre per noi diventa quasi un’abitudine che ci fa perdere di vista la vera essenza di questo grande sacramento. Non dimentichiamo, quindi, che l’Eucarestia è pane di vita eterna e che nella vita eterna contempleremo Gesù così come Egli è.                                                                                                                             

GRAZIE

Signore Gesù

per il dono dell’Eucarestia.

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Il Coronavirus ancora una volta ha impedito di poter fare la processione del SS. Sacramento per le strade della città, ma la Chiesa in ogni sua parrocchia ha dato onore, lode e ringraziamento al Mistero del Corpus Domini. Nella nostra parrocchia dalle ore 17,00 alle ore 19,00 Gesù Eucarestia è stato esposto per l’adorazione. Nella prima ora: adorazione silenziosa  personale. Nella seconda ora: adorazione comunitaria.

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Ultimo aggiornamento ( Sunday 27 June 2021 )