Giornalino parrocchiale - Anno 7 - n 7
Scritto da teresa   
Monday 03 May 2021
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padre_rija_-_1.jpgIniziamo questo mese di maggio, dedicato a Maria, con la memoria di San Giuseppe lavoratore “proposto a tutti noi, come modello di fedeltà, attraverso il lavoro quotidiano, alla responsabilità che Dio affida ad ogni uomo”. In questo anno dedicato a San Giuseppe, patrono della chiesa universale, affidiamo in modo speciale al suo patrocinio tutti i lavoratori, tutti coloro che non hanno lavoro e tutti coloro che attraversano difficoltà sull’ambito lavorativo. Preghiamo, affinché, per sua intercessione tutti possano avere un lavoro degno e giusto secondo la volontà di Dio e che mediante il lavoro possano vivere pienamente la loro dignità umana e di figli di Dio. Ogni volta che guardiamo San Giuseppe, vediamo sempre in Lui l’uomo giusto e saggio. La giustizia di San Giuseppe consiste nel fatto che, mediante il suo lavoro quotidiano ha servito la sacra famiglia con tanto amore; non la trascurava neanche un attimo: si è dedicato totalmente per fare in modo che a sua moglie e al bambino non mancasse niente per vivere; ha dato la sua vita per prendersi cura della sua amatissima famiglia.

Tanti lavoratori sono come San Giuseppe, sono uomini giusti: si dedicano e faticano con generosità e con tanto amore, mediante il lavoro quotidiano per servire e prendersi cura della loro famiglia. Però, purtroppo, molti di loro vengono trattati non come persone umane ma come macchine che devono produrre massimi profitti, subiscono oppressione e sfruttamento. Anche loro vogliamo ricordare in quest’anno dedicato a San Giuseppe. Il Signore, Padre dei poveri, mediante la sua intercessione, vegli su di loro. Abbiamo detto anche che San Giuseppe è un uomo saggio. La sua saggezza è nel saper obbedire alla volontà di Dio. Non faceva nulla di testa sua, sempre in silenzio e in ascolto di Dio che lo guida. Imparino da lui tutti i lavoratoti. Cerchino di vivere, come lui, sempre in sintonia con la volontà di Dio. Non facciano a meno di Dio, della preghiera e della celebrazione liturgica. Sappiano affidarsi a Dio e trovare tempo per Lui, nonostante gli orari strani e gli impegni imprevedibili, perché come dice il Signore: “Senza di me, non potete fare nulla”.

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La primavera porta lo sfratto

I parroci torinesi discussero seriamente la questione: approvare o disapprovare gli Oratori? Non tutti erano dello stesso parere. La conclusione mi fu comunicata da don Agostino Gattino, curato di Borgo Dora, e da don Ponzati, curato di S. Agostino: «I parroci di Torino, raccolti in conferenza, hanno discusso sull'opportunità degli Oratori. Si sono soppesate le ragioni del pro e del contro, i timori e le speranze. Non potendo ogni parroco dar vita a un Oratorio nella propria parrocchia, incoraggiano il sacerdote don Bosco a continuare nella sua opera, finché non sia stata presa una decisione diversa». Mentre si succedevano questi avvenimenti, giungeva la primavera del 1846. Casa Moretta aveva molti inquilini. Stanchi degli schiamazzi dei ragazzi, del loro fracasso nell'entrare ed uscire, dichiararono che se ne sarebbero andati tutti se non cessavano immediatamente le nostre riunioni. Il buon prete don Moretta dovette venirmi ad esporre le lagnanze collettive. Se volevamo tenere in vita il nostro Oratorio, dovevamo cercare subito un'altra sede.

Un oratorio che ha per tetto il cielo - Confessare sulla riva di un fosso

Marzo 1846. Ancora una volta, con rincrescimento e disagio, abbiamo fatto fagotto. Dai fratelli Filippi presi in affitto un prato (adesso è occupato da una fonderia di ghisa).' L'Oratorio si trovò così a cielo scoperto, sull'erba di un prato, circondato da una siepe stentata che lasciava entrata. libera a tutti. I ragazzi andavano dai trecento ai quattrocento, e si trovavano benissimo in quell'Oratorio che aveva per tetto il cielo. Ma io dovevo risolvere questioni pratiche. Dove celebrare la Messa? Come dare la possibilità di fare la Comunione e di pregare? Tutto ciò che riuscivamo a fare era un po' di catechismo, qualche canto sacro, la recita dei vespri. Dopo le preghiere, don Borel oppure io salivamo su un rialzo del terreno o su una sedia, e parlavamo ai giovani. Ci ascoltavano sempre con tanta buona volontà. Per le confessioni facevamo così. Di buon mattino, nei giorni di festa, mi recavo nel prato, dove già parecchi ragazzi mi aspettavano. Mi sedevo sulla riva di un fosso e ascoltavo chi voleva confessarsi. Gli altri facevano la preparazione o il ringraziamento. Al termine, cominciavano i giochi.

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E’ proprio della divina economia porre, per la vita fisica, un seme nel terreno perché, divenendo fiore, adorni la terra e l’arricchisca di frutti. E, per la vita spirituale, gettare il filo tenuissimo, invisibile, da unirsi più o meno lentamente e celatamente ad altri fili, tutti guidati dalla stessa mano, per ricavarne un magnifico tessuto, su cui imprimere a caratteri d’oro il nome della Provvidenza che lo volle, e i tratti del cuore di Dio che lo benedisse.

 

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Questo filo d’oro, per l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, fu il sac. Giovanni Bosco. Di lui scrisse, fra i molti altri, con verità di storico e amore di figlio il sac. G. B. Lemoyne. Dalle memorie che ne ha lasciato vogliamo cogliere solo quei particolari che accostano man mano l’uomo a Dio e - pur a sua insaputa dapprima - al compimento della sua missione redentrice nella società. Essi mostrano il formarsi del fondatore e padre di una seconda Famiglia religiosa che, a fianco della prima e sotto il vitale influsso di questa, é tutta consacrata alla salvezza della gioventù femminile.

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Durante l’incontro del catechismo con Teresa abbiamo commentato il Vangelo della 3 domenica di Pasqua. Nel brano si parla dei due discepoli di Emmaus che tornati dagli altri discepoli raccontano di aver incontrato Gesù risorto e, poiché tutti erano increduli, Gesù si manifesta in mezzo a loro e tutti hanno paura perché pensano che Gesù è un fantasma. Ma Gesù gli dice di non avere paura perché lui non è un fantasma ma è in carne ed ossa e gli chiede qualcosa da mangiare. Dopo aver mangiato Gesù dice ai discepoli che loro sono i testimoni della sua morte e risurrezione. Anche noi come i discepoli possiamo testimoniare con la nostra gioia che Gesù ci ama e che non ci lascia mai soli.                                                                     Anna Lucia Sivilia                                                                   

Pensieri  tratti dall’Omelia di Padre Rija                                                  Le parole su cui Padre Rija ha posto l’attenzione nella sua omelia per la 3 domenica di Pasqua sono: “Di questo voi siete testimoni”, la riscoperta di questa dimensione missionaria della vita del credente. Tutti noi siamoil_risorto_affida_ai_suoi_la_missione_universale.jpg chiamati a testimoniare, ad essere testimoni di Gesù risorto. E’ Gesù stesso che dice ai suoi discepoli  di uscire e di dire a tutti che Gesù è il Messia e che ha vinto la morte e che chiunque crede in Lui partecipa alla sua vittoria. Gesù invita i discepoli ad uscire per parlare di Lui ed è lo stesso invito che rivolge a noi oggi, siamo noi i suoi discepoli che attraverso la nostra testimonianza possiamo portare la nostra gioia e il nostro amore per Gesù anche a chi ancora non ha fatto questo “incontro” meraviglioso che cambia la prospettiva del nostro agire umano e dona pienezza alla nostra vita.         Anna Lucia e Paola

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“Apparendo agli undici, Gesù afferma: “Di questo (della mia Risurrezione) voi sarete testimoni!”. Ma cos’è la testimonianza? E’ quanto di più impegnativo si possa pensare: testimoniare vuol dire far vedere con latestimoniare_la_carit.jpg propria vita ciò che è invisibile agli occhi di chi non crede. Come possiamo essere testimoni della Risurrezione di Gesù?          Come possiamo far vedere il cambiamento che è entrato nel mondo con la Risurrezione di Gesù? Ecco la grande sfida, la sfida affidata alla Chiesa e a ciascuno di noi. Noi non possiamo far vedere Gesù Risorto a coloro che non credono, però possiamo far vedere i frutti, gli effetti della Risurrezione di Gesù. Ed è proprio questo che Gesù chiede a noi.                                    Questa è la testimonianza.

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Giuseppe nel Vangelo è una presenza discreta: è stato un padre presente e attento, ma ha operato spesso nel silenzio.

Quest’anno il Papa ci ha offerto l’occasione preziosa per conoscere meglio San Giuseppe e fermarci a riflettere su questo padre speciale.

Nel 1870 il papa Pio IX ha dichiarato San Giuseppe “Patrono della Chiesa Cattolica”.

All’invito della diocesi di partecipare  con disegni, foto e pensieri per onorare questo santo, i nostri ragazzi hanno presentato questi lavori:

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“Caro San Giuseppe, scusami se approfitto della tua ospitalità e mi fermo per una mezz’oretta nella tua bottega di falegname per scambiare quattro chiacchiere con te”.  Quanta familiarità, quanto affetto e quanto amore viene fuori in questo colloquio. Riprendono vita “le botteghe degli artigiani dove si parlava di tutto: di affari, di donne, di amori, delle stagioni, della vita e della morte. Le cronache di paese trovavano lì la loro versione ufficiale”. Ti preghiamo, caro Sn Giuseppe, di vegliare sulle nostre famiglie, sui nostri giovani, sui nostri bambini, così come tu hai fatto per la tua Speciale famiglia.

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“Dio, disse. “Luce e luce fu”. Tutti ricordiamo l’inizio del racconto della Creazione del libro primo della Genesi, ma non tutti ricordiamo la bellezza della Creazione ogni giorno della nostra vita. Proprio per questo e anche in onore della giornata della Terra celebrata giovedì 22 Aprile 2021, durante l’attività di catechesi abbiamo ricordato la bellezza della Creazione.  In maniera particolare abbiamo posto  l’attenzione mediante  la produzione  di un grande mondo, su

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 quelle che sono alcune delle problematiche che le attività umane stanno sempre più danneggiando la nostra Casa Comune.disegno_4.jpg Attraverso quest’attività abbiamo constatato di quante azioni l’uomo nella sua imperfezione non mette in atto per un mantenimento sempre più saldo della nostra terra. L’invito è quello di massima sensibilizzazione partendo da modifiche delle azioni quotidiane per un vivere migliore in una Terra che è Casa per Molti e Madre per Tutti.                                                                                 Nicola Sileno

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Il senso della nostra Chiamata è il FIAT.

- Fiat di Dio = Fiat Lux. Dio chiama alla vita e crea

- Fiat di Gesù = Ecco io vengo  per fare la tua volontà. Gesù aderisce al Progetto del Padre che è un progetto di salvezza.

 Fiat di Maria . Da dove nasce il Fiat di Maria? Ha iniziato la sequela in modo esemplare. Dio posa il suo sguardo su Nazaret anche se è piccola. L’Angelo la saluta “piena di Grazia” – gratuità dell’Amore di Dio verso Maria. La grazia delle creature dipende dalla Grazia di Dio.     La vocazione ci è data dalla gratuità dell’amore di Dio e non dai nostri meriti e, la consapevolezza di questo, ci fa vivere nel suo Amore (Efesini 5).    

L’Eccomi ci rende gloriosi, non le rughe, le prove, le sofferenze, i giorni bui.   La chiamata sta nella Gratuità del Suo Amore; ci fa esclamare  “si è ricordato di me. Lui mi da un compito. Ha scritto il mio nome sulla roccia e non sulla sabbia”.  Allora non dimentichiamo che la vita non va vissuta come un dovere ma come una storia d’amore perché lo sguardo di Dio è colmo di Gratuità. Maria dice “SI “ ad un Progetto un po’ annebbiato. Infatti esclama: Come è possibile? Le si chiede di essere madre.

 Forse lei ha capito solo in parte il senso di quella chiamata, come capita ad ognuno di noi perché c’è un Progetto che ci supera e lo comprendiamo solo giorno per giorno, anno dopo anno.  

 

Il Progetto continua…..          

Anche Maria comprenderà nel tempo e, nei momenti bui, si consolida il suo “Sì” = Si faccia di me - E’ un Sì incondizionato un Sì che va sempre  rinnovato. 

Si faccia = Il Fiat non è solo per le prove ma è anche per le gioie.   Noi , nelle gioie diciamo “Fiat”?vescovo_lluigi_renna.jpg

ll Fiat di Maria è uno slancio di Gioia. Lei non avrà detto Fiat ma AMEN, ponendo in Dio tutta la sua fiducia. 

“Così sia, così è” = Fede e obbedienza alla Volontà di Dio.                    

Un “sì” sponsale, non militare; un “sì” d’Amore.

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A cura di Valeria De Palo

 E’ forte come in questa celebrazione risuona  il grido di ringraziamento al Signore per questi due anni vissuti insieme con lui.  Dopo il battesimo entriamo a far parte  della chiesa e viviamo in  intimità con Gesù, ma dopo l'ordinazione  si vive un rapporto sponsale con il Signore che  diventa fondamentale per il presbitero perché  è  chiamato  ad annunciare Cristo; un rapporto che si fonda su un amore incondizionato, un rapporto che si fonda sulla parola di Gesù , sul vangelo;  un rapporto che si vivifica tutti i giorni sull'altare con il sacrificio eucaristico.  É forte come oggi  nel vangelo ci si presenta la scena:   dopo che Gesù ha lavato i piedi  (quindi siamo nel cenacolo), nel giorno privilegiato del giovedì santo quando Gesù  non solo istituisce l'Eucarestia e ci lascia il  memoriale dell' eucarestia, ma ci dà anche l'esempio del servizio.  Egli è  colui   che si cinge del grembiule e passa a lavare i piedi:  questo non è  un segno di umiliazione ma di servizio.  Nella colletta che  é  proprio  riferita all'ordinazione sacerdotale  risuona questa preghiera: “Riempi il mio cuore della grazia perché possa celebrare degnamente i tuoi santi misteri e servire con fedeltà la tua chiesa e di amarti in eterno”

omelia.jpg -  Il sacerdote agisce “in persona Christi” ed è Lui che rende questo sacrificio vivo ed attuale; è Lui che perpetua il memoriale del sacrificio eucaristico. Infatti nella preghiera eucaristica del nuovo messale si dice così: “perché ci hai resi degni di stare alla tua presenza a compiere il servizio sacerdotale”.

E’ Lui che ci rende degni, che ci dà questa dignità filiale e con il battesimo ci dà la dignità sacerdotale.

  -  Servire con fedeltà la tua Chiesa. Il sacerdote è sposo privilegiato di questa Chiesa dove è chiamato a svolgere il suo ministero pastorale, una Chiesa che il sacerdote non sceglie perché tutti sono fedeli all’unica Chiesa di Gesù Cristo.  Quando Gesù pensa alla Chiesa  invia gli Apostoli e dà loro un comando “Andate, proclamate in tutto il mondo il Vangelo fino agli ultimi confini della terra, battezzate nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, celebrate i misteri” e così la Chiesa comincia pian piano il suo cammino (come stiamo leggendo in questo periodo di Pasqua negli Atti degli Apostoli) e ci rendiamo conto come lo Spirito Santo aiuta la prima comunità. La Chiesa che il sacerdote sposa è tale sia quando tutto va bene sia quando ci sono problemi; Egli è sempre presente.

 

Gesù buon Pastore conosce e guida le sue pecorelle,  chiama ognuna per nome , ha cura di ognuno di esse perché le conosce, e  attraverso la mediazione dei sacerdoti e dei vescovi  dona  la salvezza. Ecco così l’importanza delle mani unte con l’olio de sacro Crisma: le mani servono perché il sacrificio si celebri sull’altare; servono quelle mani per rimettere i peccati; servono quelle mani per dare ai malati l’olio degli infermi per donare loro sollievo. Ecco perché nel giorno dell’ordinazione si baciano le mani,  perché quelle mani come le mani di Cristo Risanano, Benedicono, Santificano e danno, a coloro che si avvicinano con cuore sincero, lo Spirito.

 -  Amarti in eterno. Oggi celebriamo anche la festa di Santa Caterina daconsacrazione.jpg Siena, compatrona dell’Italia insieme a San Francesco. Una santa che ha saputo farsi sentire a favore della Chiesa e del Papa. Infatti i suoi scritti rivelano l'amore grande che lei dona a Dio. Ella non parla di un amore terreno che con il passar del tempo può finire, ma di un amore eterno. Gesù ci dona questo amore che vivremo in pieno quando saremo dinanzi al Trono dell’Agnello, come dice San Paolo.

Questi tre punti che ho analizzato mi fanno veramente ritornare con grande carica a celebrare i divini misteri, a servire questa chiesa e amare Dio con tutto il cuore. Il sacerdote è preso dal popolo, è figlio del popolo e di una comunità, viene formato e poi viene rimandato nella comunità a compiere la sua missione.

Il sacerdote ha bisogno di una preghiera incessante perché è chiamato a compiere delle scelte, a compiere dei gesti, a volte è chiamato a schierarsi ed è necessario che la comunità lo sostenga con le sue preghiere, come egli fa per il suo popolo.

concelebrazione.jpgIl sacerdote ogni giorno affida al Signore le intenzioni del suo popolo.

 

In questa celebrazione vi invito a pregare anche per Don Davide, mio gemello nell’ordinazione, per tutti i sacerdoti e in particolare per i nostri due padri Rija e Alessandro. Ogni giorno abbiamo bisogno di questa preghiera perché possiamo svolgere la nostra missione, il nostro servizio con il cuore e al termine della nostra vita possiamo dire con Santa Caterina “Ti ho consacrato tutta la mia vita, ora mio sposo vengo a Te con la lampada accesa, alleluia”.

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Ultimo aggiornamento ( Monday 03 May 2021 )