Giornalino parrocchiale - Anno 7 - n 6
Scritto da teresa   
Sunday 18 April 2021
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padre_rija_-_1.jpgQueste parole di Gesù a Nicodèmo sono per noi buona notizia e luce della vita. Nicodèmo rappresenta tutti noi: egli sa non soltanto di essere lontano dalla Verità, anche se è uno dei capi dei sacerdoti e maestro in Israele, ma anche di aver bisogno di essere illuminato per comprendere la Sapienza di Dio, il senso della vita e per conoscere la sua vera identità. Siamo chiamati anche noi a metterci in cammino, a cercare Gesù Luce del mondo e ad accogliere da Lui la Parola di verità che ha il potere di farci rinascere a vita nuova animata dallo Spirito Santo: «Se uno non nasce da acqua e da Spirito non può entrare nel regno di Dio”. È questa rinascita a vita nuova che ci fa parte del regno di Dio. Rinascita a una vita pienamente unita a quella di Gesù mediante la fede; a una vita che non ha a che fare con la mentalità di questo mondo perché liberata, per la potenza di Dio, dal peccato e dall’egoismo e totalmente immersa nello spirito del Figlio. In questo periodo pasquale, siamo invitati a riconoscere questo grande amore del Padre che ci salva dalla morte eterna, donandoci il suo figlio unigenito, che a sua volta, dona la sua vita per la remissione dei nostri peccati e a riscoprire la nostra nuova identità di uomini nuovi, liberati, mediante il sacrificio sulla croce di Cristo, dal potere delle tenebre e della morte. Consapevoli di questa nostra nuova identità, camminiamo nella luce di Cristo seguendo questa esortazione di San Paolo agli Efesini: Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi, e camminate nella carità, nel modo che anche Cristo vi ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore” (Ef 5,1-2).

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I parroci di Torino vogliono vederci chiaro

 

Due rispettabili parroci di Torino ebbero un incontro con me a nome dei loro colleghi.  Mi dissero: -Questo Oratorio allontana i ragazzi dalle loro parrocchie. Il parroco vedrà presto la sua chiesa vuota. Non conoscerà nemmeno i giovani di cui deve rendere conto a Dio. Ci pensi, don Bosco. Smetta di raccogliere ragazzi e li mandi alle loro parrocchie.                                                                                                    

-La maggior parte dei ragazzi che raccolgo -risposi -non possono turbare la vita parrocchiale, perché non conoscono né parroco né parrocchia.                                    

-E come mai?                                                                                      

-Perché sono quasi tutti forestieri. I loro genitori sono venuti in città a cercare lavoro. Non l'hanno trovato, e andandosene li hanno lasciati qui. Oppure sono giovani che sono venuti da soli In città a cercare un'occupazione. Sono savoiardi, svizzeri, valdostani, biellesi, novaresi, lombardi .

-Perché non aiutarli a inserirsi nelle rispettive parrocchie?                                         

-Ma non le conoscono nemmeno.                                                                       

-Bisogna aiutarli a conoscerle                                                                                

 -Non è possibile. La diversità di dialetto, l'incertezza del domicilio, la non conoscenza della città rendono la faccenda difficile se non impossibile. Occorre aggiungere che molti di loro sono già grandi, toccano i diciotto, i venti, a volte i venticinque anni. E di religione non sanno niente. Chi è disposto a mettere giovani così nelle classi di catechismo accanto a bambini di otto o dieci anni? 

                                                                                      

-Non potrebbe condurli lei alle rispettive parrocchie, e poi venire là a fare lezioni di catechismo?                                                                                                                                          -Potrei al massimo recarmi in una parrocchia, non certo in tutte. Una soluzione sarebbe che ogni parroco venisse a raccogliersi i suoi, e li guidasse alla sua parrocchia. Ma anche così la cosa rimarrebbe difficile: non pochi sono dissipati, indisciplinati. Accettano catechismo e preghiere solo se sono attirati da ricreazioni e passeggiate. Ogni parrocchia dovrebbe quindi avere un luogo determinato dove radunarli con giochi e attrazioni.                                  

-Questo è impossibile. Non abbiamo locali, e i preti nei giorni di festa hanno altro da fare.                                                                                                         -Dunque?  

- Dunque lei continui a far del bene a questi giovani. Noi intanto discuteremo la situazione.
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ISTITUTO FIGLIE DI MARIA AUSILIATRICE

CRONISTORIA - PREMESSA (continua)

Suor Giuseppina Vigolo poi, andata a Mornese ancora novizia come maestra comunale, quando nel 1897 si poté effettuare un desiderato ritorno in paese, con la conoscenza di persone e luoghi, diede valido contributo nel seguire i fili delle ricerche. Madre Clelia in quel tempo aveva tra mano molto altro lavoro d’ufficio, per cui dovette farsi aiutare da sr. Maddalena Moretti - insegnante di pedagogia nella Scuola normale di Nizza - per le ricerche e la stesura della Cronistoria. Questo giustifica la nota apposta da Madre Clelia nel consegnare all’Archivio Salesiano - nel settembre del 1942 - copia dei primi tre volumi dattiloscritti della Cronistoria. Volendo rimanere modestamente nell’ombra, fece scrivere: «redatta da sr. Maddalena Moretti e riveduta e ampliata dalla Segretaria Generale in base agli ulteriori documenti dovuti in gran parte alle diligenti ricerche del rev. don Angelo Amadei, o riportati nelle Memorie biografiche di s. Giovanni Bosco - Nizza Monferrato - Torino 1922 -1942».  E’ doveroso tuttavia precisare che sr. Moretti fu a Nizza fino al 1924; in seguito trasferita altrove, non risulta che potesse ancora occuparsi della Cronistoria. Si deve ritenere quindi, che la sua collaborazione sia limitata al I volume. Del resto - come dice la nota su riferita - anche questo, tracciato nelle sue linee essenziali da madre Clelia, fu poi da lei ripreso e rimaneggiato, mentre prestava il proprio contributo di lavoro a don Amadei nella compilazione del capitolo VI - «Forma la sua seconda Famiglia» - del X volume delle Memorie biografiche, lasciato interrotto da don Lemoyne. I primi tre volumi della Cronistoria terminano con la morte di madre Mazzarello: 1881. Vi fanno seguito gli altri due volumi IV e V, che ne continuano la narrazione fino a poco dopo la morte di don Bosco (marzo 1888).  Il pensiero della Cronistoria, e la sollecitudine di portarla al termine prefisso, fu sempre assai vivo in madre Clelia, che per molti motivi e per il susseguirsi di vari avvenimenti fu costretta a interruzioni prolungate, anche di anni. Quando morì - 31 gennaio 1956 - vi stava ancora lavorando: lasciandola interrotta al 24 agosto 1884. Venne poi ripresa e continuata da chi ora scrive queste note, completando il IV volume e compilando il V, sulla traccia già da lei segnata, benché non con la stessa abbondanza di particolari. La Cronistoria é scritta in forma narrativa e in modo continuato, in una ricostruzione dei fatti il più possibile fedele. Pur non avendo la pretesa di essere un lavoro scientifico e critico, secondo il criterio attuale, é attendibile e veridica. Ne é prova la già ricordata diligenza d’indagine che ne precedette il lavoro, col relativo materiale raccolto e conservato in Archivio.   

E’ scritta nello stile del tempo: per darla alle stampe si é creduto opportuno di lasciarla nella sua stesura originale, salvo indispensabili leggeri ritocchi.   Si sono volute conservare anche le indicazioni marginali del testo dattiloscritto, che nello stampato si trovano inserite nel corso della narrazione, non come sottotitoli, ma quali semplici richiami a facilitare la ricerca dei singoli punti. Il presente I volume, abbracciando il periodo della preparazione remota e prossima fino all’effettuata fondazione dell’Istituto nell’agosto 1872, mostra per quali mirabili vie la Provvidenza ne guidò il graduale formarsi. E lascia intravedere, in tratti di luce, l’azione preveniente e amorosa della Vergine Santissima che da lontano scelse e curò le pietre fondamentali del vivo monumento di riconoscenza e d’amore, di cui lei stessa era stata la celeste ispiratrice.

                                                                                             Sr. GISELDA CAPETTI

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adorazione_della_santa_croce.jpgTI ADORIAMO CRISTO

         BENEDICIAMO 

PERCHE’  CON   LA

                      TUA                       

SANTA CROCE

HAI REDENTO IL MONDO

Abbiamo vissuto momenti di intensa commozione durante la proclamazione della passione e morte di nostro Signore. Il silenzio faceva percepire l’intensità della grande partecipazione a quel dolore che mai riusciremo a capire e a spiegarci: Dio che volontariamente si consegna alla morte, e che morte, per poter salvare tutti anche quelli che l’hanno flagellato, deriso, schiaffeggiato, sputacchiato, frustato, coronato di spine, e, a coronamento di tutto questo, crocifisso come il peggiore dei malfattori. Dice san Paolo che se dopo tutto questo non ci fosse stata la Risurrezione, tutta la nostra fede sarebbe stata inutile.

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cristo_risorto.jpg"Facciamo della nostra vita

un annuncio,

un annuncio di questa

buona notizia,

piena di speranza, piena di gioia

della vittoria di Gesù,

vittoria aperta e destinata

a tutti coloro che

con docilità escoltano

la sua voce e si mettono

alla sua sequela".

Con queste bellissime parole tratte dall’omelia del nostro caro parroco         auguriamo a tutti un tenace e costante cammino di Testimonianza!

Pensieri  tratti dalle Omelie di Padre Rija e don Danilo,

Carissimi, ci siamo preparati a questo incontro di festa  dall’inizio della quaresima con preghiere, carità e digiuni per poter partecipare oggi alla GIOIA dell’ANNUNCIO della Buona Notizia della Risurrezione di Gesù.           Oggi festeggiamo cantando l’ALLELUIA, canto di vittoria e, nella colletta,  abbiamo anche scoperto che Dio ci ha concesso la GRAZIA perché ci ha resi destinatari della vita eterna “CHI CREDE IN GESU’ PARTECIPERA’ ALLA SUA RESURREZIONE”, perchè Cristo è la nostra Pasqua e noi siamo testimoni non solo del Cristo Maestro e Messia, ma soprattutto del Cristo Risorto.  Noi che, come cristiani , basiamo la nostra fede su Cristo Risorto sappiamo e abbiamo compreso tutto il Mistero di Dio che si consegna alla morte per la nostra salvezza. Gesù non è un profeta fra i tanti: Egli è Colui che è Risorto dai morti e, San Paolo, non a caso ci invita a cercare le cose di lassù,  là dove Cristo  è assiso alla destra del Padre. La vita è fatta anche di tante sofferenze, ma se cerchiamo le cose di lassù, vedremo tutto  sotto un’altra ottica e desidereremo la vita eterna, nel regno del Padre, il Paradiso.

benedizione_del_fuoco.jpgIl mondo ci impone una marcia che non contempla il cammino verso il cielo, verso le cose di lassù. Il vangelo di oggi ci racconta di Maria di Magdala che recatasi al sepolcro, trova la tomba vuota, nonostante la sorveglianza dei soldati,  prova tanto dolore e corre ad avvisare i discepoli, rimasti chiusi nel cenacolo per paura, per condividerlo con loro, ma i discepoli la ritengono pazza, però  Giovanni e Pietro corrono al sepolcro, sfidano la paura.       Giovanni vide e credette.

Giovanni rappresenta l’Amore  -  Pietro rappresenta l’Autorità così come aveva detto Gesù “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia chiesa”.      I due apostoli confermano l’esperienza, l’autenticità e la veridicità di quanto hanno vissuto. Anche noi spesso cerchiamo e non troviamo, ma la certezza della resurrezione deve portarci a credere. Gesù dopo la risurrezione resta in mezzo a noi. Giovanni, a differenza di noi, ha creduto senza aver visto il Maestro e noi siamo incapaci di vedere Gesù presente nell’Eucarestia. E’ vero che l’Eucarestia è un mistero e lo diciamo nella celebrazione “per partecipare a questi santi misteri”, ma quali misteri? Eccoli: Passione, morte e risurrezione di Gesù. La domenica, Pasqua della settimana, dà l’avvio al cammino della Testimonianza e, se non crediamo, tutta la nostra fede è vana. Chiediamo a Dio di aiutarci a ravvivare la nostra fede, la nostra speranza e la forza di andare avanti e, così, partecipare con Lui alla vita eterna.

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La sera del primo giorno della settimana, quando Gesù risorse, i discepoli erano nascosti nel cenacolo per paura dei giudei e, a porte chiuse, Gesù entrò nel cenacolo e sembrò vivo, ma perché ? Perché Lui è Dio ed è anche Spirito. Nel Vangelo di Giovanni si legge che Gesù li saluta dicendo: “Pace a voi”, proprio come fa il sacerdote all’inizio della messa (è come se Gesù si fosse impossessato del corpo del sacerdote).

Poi il Vangelo dice ancora: poi soffiò su di loro e disse: ”Ricevete lo spirito Santo. A chi perdonerete i peccati, saranno perdonati, a chi non li perdonerete non saranno perdonati”. Ciò vuol dire che se i peccati non vengono perdonati sulla terra, nemmeno Gesù li perdonerà.

Questo procedimento avviene attraverso la confessione, sacramento affidato da Gesù ai suoi apostoli.

In questo Vangelo mi ha colpito la frase: “Poi soffiò su di loro”, spesso nella Scrittura troviamo la parola “soffio”: con un soffio il Signore Dio ha creato il mondo, con un soffio ha mandato lo Spirito su Adamo; alla stessa maniera Gesù ha mandato lo Spirito sui discepoli.

il_risorto_conferma_la_fede_di_tommaso.jpgQuella sera, uno degli undici apostoli non c’era: Tommaso. 

 E quando  lui  tornò,  gli altri  gli  raccontarono  che  Gesù  era venuto,  ma

Tommaso non ci credette. 

Una settimana dopo, 

Gesù ritornò nel cenacolo. Questa volta Tommaso c’era e quando vide e toccò Gesù, chiese di perdonarlo, facendo la sua grande professione di fede dicendo: “Signore mio e Dio mio”. Anche se risorto Gesù è sempre con noi, ma con cosa? Con l’Eucarestia. E per far sì che Lui si trovi bene dentro di noi, bisogna confessarsi. Quando durante la messa il sacerdote dice: “Fate questo in memoria di me”, sarebbe Gesù che dice: <<continuate a fare questo anche quando io non ci sono>>. Amanda Sinisi

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Ultimo aggiornamento ( Sunday 18 April 2021 )